La Mia Passione Selvaggia su uno Yacht di Lusso in Mediterraneo
Mi chiamo Sofia, ho ventiquattro anni e lavoro come infermiera in una clinica privata a Milano. È stato a fine estate, dopo una rottura che mi aveva distrutta, che ho incontrato Alessandro. Quarantacinque anni, un incidente d’auto lo aveva lasciato con le braccia ingessate e la testa fasciata come un uovo di Pasqua. Nonostante tutto, mi corteggiava senza pudore. Mi faceva ridere, e dopo settimane di depressione, era un sollievo.
All’inizio i miei cura erano solo professionali, ma poi ho iniziato a giocare. Gli rispondevo alle battute piccanti, gli lasciavo intravedere un seno o una natica. Lo tenevo sulle spine. Dopo quattro giorni, ha sporcato le lenzuola senza toccarsi. Ero orgogliosa! Mi ha offerto soldi per un pompino, ma ho rifiutato. ‘Non sono una puttana’, gli ho detto. ‘Ma quando starai meglio, ti lascio la porta aperta per una cena. E oltre, se c’è chimica’.
L’Arrivo nel Paradiso del Lusso
Ho scritto il mio numero sul gesso e gli ho passato le mutandine sotto il naso. È venuto sul mio braccio. Ho leccato un po’ dal dito. Era sull’orlo del mancamento. Due giorni dopo è uscito dall’ospedale, io ero in ferie.
Tre settimane più tardi, mi chiama. ‘La cena è ancora valida?’. Sapevo voleva solo scoparmi, ma ho accettato. Mi sono preparata con cura. Lui ha stupito: rose, Ferrari, ristorante stellato. Simpatico, affascinante. Quella notte ho dormito sola.
È alto un metro e ottanta, moro, atletico, divorziato, milionario. Al telefono gli ho chiesto se non aveva voglia di me. ‘Da morire, dal primo giorno. Ma voglio che sia speciale’. Non ha lesinato: jet privato per la Costiera Amalfitana, yacht ancorato tra Capri e Ischia. ‘Prendi vitamine’, gli ho sussurrato, ‘o chiami l’ambulanza’.
Il jet profumava di cuoio nuovo e Chanel N°5. Prosecco ghiacciato, bollicine che pizzicavano la lingua. Atterrati, limousine ci ha portati allo yacht. Legno di teak caldo sotto i piedi nudi, lenzuola di lino egiziano che accarezzavano la pelle. Sole italiano che scottava, sale marino nell’aria. Alessandro mi guardava come una preda. Cena sul ponte: caviale fresco, champagne Dom Pérignon, la sua mano che saliva piano sulla mia coscia sotto il tavolo. ‘Sofia, sei una dea’, mormora. Io sorrido, bevo un sorso. La tensione sale, il mio clitoride pulsa già.
L’Esplosione di Piacere senza Limiti
Tornati in cabina, non resiste più. Mi strappa il vestito di seta, i capezzoli duri contro l’aria condizionata. ‘Voglio assaggiarti tutta’. Mi getta sul letto king size, bacia il collo, morde i seni. Io gli slaccio i pantaloni, la sua cappella gonfia mi schiaffeggia il viso. ‘Succhia, troia mia’. Prendo il cazzo in bocca, lo lecco dalle palle alla punta, lo ingoio profondo. Gode, mi afferra i capelli. Tre pompini di fila, lo svuoto in gola, sperma caldo e salato che ingoio tutto. ‘Cazzo, sei una dea del pompino’.
Non basta. Mi sdraio, apro le gambe. ‘Fottimi forte’. Indossa il preservativo, entra di colpo nella figa bagnata. Quattro spinte e viene, ma rebanda subito. Mi ribalta a pecorina, mi scopa selvaggio, il ponte che cigola sotto di noi. ‘Nel culo, voglio il tuo culo stretto’. Lubrificante al gusto di fragola, spinge piano poi rude. Urlo di piacere, orgasmo anale che mi squassa, il suo cazzo che mi riempie. Viene di nuovo, profondo. Poi mi fa cavalcare, tette che rimbalzano, sudore che cola. Un’altra sborrata in bocca.
Fuori, sul ponte, rischiando che l’equipaggio veda. Mi scopa contro il parapetto, il Mediterraneo che luccica, stelle sopra. ‘Geme per me, puttana lussuosa’. Io vengo urlando, figa che squirta sul teak.
Dopo, nudi sul ponte, Prosecco in mano. Il suo sperma mi cola dalle labbra, lo assaggio ancora. Mi sento una regina, privilegiata. Questo lusso, questo potere, questa scopata epica. Non lo amo, ma lo adoro. Torneremo, ne sono certa. Il suo cazzo è mio, i suoi jet pure. Vita da sogno.