La Mia Notte Infuocata su uno Yacht in Mediterraneo
Ero lì, sul deck di questo yacht esclusivo ancorato al largo di Capri. Il sole italiano calava piano, tingendo il mare di arancione. L’aria profumava di salsedine e del mio Chanel N°5, quel tocco elegante che adoro. Indossavo un abito di seta nera, fendu lungo la coscia, che accarezzava la mia pelle abbronzata. Prosecco fresco in mano, bollicine che pizzicavano la lingua. Lui era lì, al bar. Un uomo sulla quarantina, potente, con occhi scuri e un completo su misura. Magnate del vino, mi ha detto dopo. ‘Bella serata, no?’ ha mormorato, con un sorriso che prometteva guai. Io ho annuito, sfiorandogli il braccio. ‘Perfetta per perdersi.’ La sua mano ha sfiorato la mia, elettrica. Abbiamo chiacchierato. Di affari, di vita. Ma i nostri sguardi dicevano altro. Caldo. Desiderio. Il suo profumo, Tom Ford Oud Wood, mi avvolgeva. Ho sentito il mio corpo reagire, capezzoli induriti sotto la seta. ‘Andiamo di sotto?’ ha chiesto, voce bassa. Io ho sorriso. ‘Solo se mi fai vedere la tua cabina.’
Scesi le scale, il cuore batteva forte. La cabina era un sogno: letto king size con lenzuola di lino egiziano, soffici come una carezza. Luci soffuse, Champagne sul tavolo. Ci siamo baciati subito, famelici. Le sue labbra sulle mie, lingua che invadeva. Mani ovunque. Ha slacciato il mio abito, facendolo cadere. Nuda, solo tacchi alti. ‘Sei una dea,’ ha gemuto. Io l’ho spinto sul letto, slacciandogli la camicia. Il suo petto muscoloso, pelle calda. Ho leccato i suoi capezzoli, mordicchiando piano. Lui gemeva. ‘Cazzo, sì.’ Gli ho abbassato i pantaloni, il suo cazzo duro, grosso, venoso. Pulsava. L’ho preso in mano, accarezzando lento. ‘Lo voglio in bocca,’ ho sussurrato. Mi sono inginocchiata, lingua sulla cappella, salata. L’ho ingoiato piano, sentendolo gonfiarsi in gola. Succhiavo forte, su e giù, mani sulle palle. Lui afferrava i miei capelli, ‘Brava troia, succhia.’ Io acceleravo, bava che colava. Poi mi ha alzata, buttandomi sul letto. ‘Ora ti fotto.’ Gambe aperte, la sua lingua sul mio clitoride, bagnato fradicio. Leccava vorace, dita dentro, curvate sul punto G. Io urlavo, ‘Sì, lecca la mia figa!’ Orgasmo violento, squirto sul suo viso.
L’Arrivo sul Deck e la Tensione Crescente
Non era finita. Mi ha girata a pecorina, cazzo contro il mio culo. ‘Pronta?’ ‘Scopami duro.’ È entrato di colpo, riempiendomi. Cazzo spesso che spingeva profondo, palle che sbattevano. Io spingevo indietro, ‘Più forte, fammi male!’ Sudore, odore di sesso e mare. Mi teneva i fianchi, pompava selvaggio. ‘La tua figa è strettissima.’ Ho stretto i muscoli, facendolo gemere. Poi l’ho cavalcato. A cavalcioni, cazzo dentro fino in fondo. Saltavo, tette che rimbalzavano. Le sue mani sulle mie chiappe, schiaffeggiava. ‘Cavalca, puttana.’ Orgasmo mio, forte, corpo tremante. Lui sotto, ‘Sto venendo!’ Ho accelerato, sentendo il suo cazzo gonfiarsi. ‘Sborra dentro!’ Jet caldi, riempivano la mia figa. Collassati, corpi appiccicosi.
Dopo, sdraiati tra lenzuola profumate di lavanda. Champagne sorseggiato dalle mie labbra alle sue. ‘È stato… eccezionale,’ ha detto, accarezzandomi. Io ho sorriso, sazia. Pelle che fremeva ancora. Il lusso di questo yacht, il potere nei suoi occhi, il mio corpo soddisfatto. Mi sentivo una regina. Privilegiata. Un momento raro, puro velluto. Il mare cullava lo yacht, e io pensavo: ne voglio ancora. Domani, un’altra avventura. Ma questa notte… indimenticabile.