La Mia Notte Infuocata su uno Yacht Privato in Mediterraneo

Ero appena atterrata con il suo jet privato a Capri. L’aria profumava di salsedine e gelsomino, il sole calante tingeva il mare di arancione. Alessandro mi aspettava sul ponte dello yacht, il suo yacht, un gioiello di 50 metri ancorato al largo. Indossava una camicia di lino bianco aperta sul petto abbronzato, profumo di Creed Aventus che mi avvolgeva come una carezza proibita. ‘Benvenuta, Isabella’, disse con quella voce profonda, porgendomi un flute di Prosecco ghiacciato. Il fizz sulla lingua, frizzante, dolce. Ci sedemmo sui divani in teak, gambe accavallate, i suoi occhi scuri che mi scrutavano. Parlavamo di niente, di tutto. Il suo potere, i suoi affari, la mia libertà. La brezza mi accarezzava la pelle sotto il vestito di seta nera, senza reggiseno. Sentivo i capezzoli indurirsi. Lui posò una mano sulla mia coscia, piano. ‘Ti voglio da quando ti ho vista’, mormorò. Io arrossii, ma non mi ritrassi. Il lusso intorno: cristalli Baccarat, cuscini in cashmere, il suono delle onde contro lo scafo. La tensione saliva, elettrica.

Scendemmo nella suite principale. Drapi in lino egiziano Frette, morbidi come una promessa. Le sue mani forti mi slacciarono il vestito, lo fecero scivolare. Nuda, esposta. ‘Sei perfetta’, sussurrò, baciandomi il collo. Odore di salsedine misto al suo sudore. Mi spinse sul letto king size, le lenzuola fresche contro la schiena. Le sue labbra scesero sui miei seni, succhiando un capezzolo duro, mordicchiandolo piano. Gemetti. ‘Sì, così…’. Le sue dita esplorarono la mia fica, già bagnata, gonfia. ‘Sei fradicia, troia mia’, rise rauco. Infilò due dita, poi tre, pompendo lento. Io arcuai la schiena, afferrandogli i capelli. ‘Leccami’, ordinai. Si mise in ginocchio, lingua esperta sul clitoride, succhiando, leccando vorticosamente. Vengo forte, urlando, le cosce che tremano intorno alla sua testa.

L’Arrivo sul Yacht e la Tensione che Sale

Mi girò a pecorina, il suo cazzo enorme, venoso, duro come marmo. ‘Prendilo tutto’, grugnì, spingendo dentro con un colpo secco. Pieno, stretto, mi riempiva la fica fino in fondo. ‘Cazzo, che figa stretta!’, ansimò, sbattendo forte, palle che sbattevano sul mio clito. Io spingevo indietro, ‘Più forte, scopami come una puttana!’. Sudore che colava, odore di sesso puro. Mi schiaffeggiò il culo, rosso, bruciante. Cambiammo: io sopra, cavalcandolo, tette che rimbalzavano. Succhiò i miei capezzoli mentre affondavo sul suo cazzo, sentendo la cappella pulsare. ‘Vengo, Isabella!’, urlò. Io accelerai, ‘Sborra dentro, riempimi!’. Esplose, fiotti caldi che mi inondavano, la fica che contraeva in un altro orgasmo. Crollammo, appiccicosi, esausti.

Dopo, sdraiati tra le lenzuola profumate di lavanda toscana, sorseggiammo Champagne Dom Pérignon. Il suo braccio intorno a me, il mare che cullava lo yacht. Mi sentivo privilegiata, una dea tra mortali. Quel potere, quel lusso trasformato in piacere carnale puro. Nessun rimpianto, solo soddisfazione profonda. ‘Torneremo’, promise. Io sorrisi, già pensando al prossimo capitolo.

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