Atmosfera intima da boudoir

La Mia Notte di Fuoco su uno Yacht Privato in Mediterraneo

Ero appena atterrata con il mio jet privato a Capri. L’aria profumava di limoni e salsedine. Il sole italiano accarezzava la mia pelle abbronzata. Il team era lì: Orly, timido ma con occhi famelici, Zara la gothica convertita al naturale, e Soraya, la mia amante siriana con curve perfette. Li avevo invitati sulla mia villa galleggante, uno yacht di 50 metri ancorato in una caletta esclusiva della Costiera Amalfitana. ‘Benvenuti nel mio mondo’, dissi versando Prosecco fresco, bollicine che pizzicavano la lingua. I bicchieri tintinnavano contro il ponte in teak lucidissimo. Indossavo un bikini di seta nera, trasparente quel tanto che basta. Loro, in abiti leggeri, sudati dal viaggio. Sentivo la tensione salire. Orly non staccava gli occhi dal mio décolleté. Zara ridacchiava, Soraya mi sfiorava la coscia sotto il tavolo. La brezza calda portava l’odore del mio Chanel N°5 misto a salsedine. Cenammo aragoste grigliate, caviale su blinis, vini d’annata. Le risate si facevano basse, sguardi complici. ‘Stasera festeggiamo la vittoria’, dissi, alzando il calice. Ma dentro di me, bruciavo. Volevo i loro corpi sul mio ponte privato.

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Il sole calò, tingendo il mare di rosa. Salimmo sul ponte superiore, cuscini di lino egiziano soffici come nuvole. Mi spogliai per prima, nuda sotto le stelle. ‘Venite’, ordinai piano. Orly arrossì, ma il suo cazzo già tendeva i pantaloni. Zara e Soraya seguirono, tette sode esposte, fiche rasate luccicanti. Lo tirai a me, premendogli la testa tra i miei seni. ‘Lecca, piccolo’, sussurrai. La sua lingua goffa ma affamata saettava sui capezzoli duri. Profumava di dopobarba fresco. Zara si unì, succhiandomi l’altro seno, Soraya mi baciava il collo. Il suo cazzo, liberato dai jeans, era enorme: lungo, spesso, venoso. ‘Porca troia, che bestia’, gemetti inginocchiandomi. Lo presi in bocca, pompando forte, saliva che colava. Gusto salato del suo precum. Lui gemeva, mani nei miei capelli. ‘Scopami ora’, ordinai. Mi sdraiai sui cuscini, gambe aperte. Entrò di colpo, riempiendomi la fica bagnata. ‘Cazzo, sì! Fottimi duro!’ Urlavo mentre mi martellava, palle che sbattevano sul mio culo. Zara cavalcava la sua faccia, ‘Lecca la mia fica, dai!’ Soraya mi strofinava il clitoride, dita dentro il mio ano. Sudore, gemiti, odore di sesso misto a mare. Orly esplose dentro di me, sborra calda che mi inondava. Non fermammo. Lo facemmo leccare le nostre fiche una per una. La sua lingua esperta su Zara la fece urlare: ‘Vengo, cazzo!’ Io e Soraya lo scopammo a turno, in quattro, corpi intrecciati. Fica su cazzo, bocca su fica, mani ovunque. Due ore di pura lussuria, yacht che dondolava coi nostri colpi.

L’Arrivo nel Paradiso del Lusso

Sdraiati esausti, corpi appiccicosi di sudore e sborra. Il mare lambiva lo yacht piano. Orly mi teneva la mano, Zara accoccolata su di lui, Soraya tra le mie braccia. ‘Siete stati divini’, sussurrai, assaporando l’ultimo sorso di Prosecco. Mi sentivo una dea, padrona di questo lusso raro: potere, corpi perfetti, notti senza tabù. Il sole sorse rosa sul Golfo, illuminando i nostri corpi nudi. Un privilegio che pochi vivono. Torneremo, lo so. Questa è la mia vita: eleganza e vizio puro.

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