La Mia Notte di Sottomissione su uno Yacht di Lusso in Mediterraneo
Era una di quelle giornate perfette a Capri, con il sole che accarezzava la pelle e una brezza salmastra che profumava di limoni e mare. Indossavo un abito di seta leggera, quello con i fiori ricamati a mano, che frusciava contro le mie cosce nude. Mi sentivo viva, ma… assetata. Il mio ultimo amante mi aveva lasciata, non reggeva il mio bisogno di libertà, di giochi proibiti. Camminavo per le stradine di Positano, dopo un pranzo leggero in un terrazzo affacciato sul blu infinito.
Avvistai una libreria esclusiva, di quelle per intenditori. Legno di noce lucidato, insegna in ferro battuto con una penna stilizzata. Spinsi la porta, e mi avvolse l’aroma di cuoio vecchio e inchiostro fresco, misto a un sottofondo di jazz soffuso. Al bancone, una rossa mozzafiato con occhiali verdi mi sorrise. ‘Buongiorno, signora.’ Risposi con un ‘buongiorno’ timido, e mi immersi tra gli scaffali. Poetry, classici, poi… un romanzo con una donna nuda sulla copertina, di spalle. Lo girai: l’iniziazione alla sottomissione. I miei polsi formicolavano, ricordando le manette. La fica si bagnò all’istante, un’onda calda tra le gambe. Gemetti piano, senza volere.
L’Arrivo nella Villa e la Tensione che Sale
La rossa mi fissò con un sorriso complice, e da un angolo spuntò un uomo bruno, affascinante. Arrossii, balbettai scuse e uscii di corsa. Camminavo verso casa, ma i capezzoli sfregavano sul tessuto, duri come sassi. La vergogna alimentava il desiderio. All’angolo di una via, urtai una donna sui quarant’anni, elegante in tailleur bianco. I suoi occhi scivolarono sul mio décolleté. ‘Scusami, non guardavo. Ma dal tuo viso… non eri qui con la testa.’
‘ Mi dispiace, signora.’ Le mani dietro la schiena, sguardo basso, sottomessa già. Lei rise piano, mano calda sotto il mio mento, unghie rosse scure che sfiorarono la guancia. Un brivido elettrico. ‘Non è grave… Giulia?’ ‘Sì.’ ‘Rientra e sdraiati, hai bisogno.’ ‘Sì, signora.’ Le sue dita accarezzarono ancora, poi: ‘La prossima volta, chiamami Eloisa.’ Passò al tu, il cuore mi esplose. ‘Sì, Eloisa.’ ‘Brava, ora vai!’ Il tono secco come una frusta. Rimasi lì, fradicia, eccitata.
A casa, dimenticai la borsa in libreria. Corsi, ma la domestica mi indirizzò a una villa sul mare. Enormi vetrate, piscina infinity, vista sul Mediterraneo. ‘Madame Eloisa la aspetta.’ Nel salone, divani in velluto rosso, profumo di Acqua di Parma che mi stordì. ‘Buongiorno, Giulia.’ Lei, lì, con quel profumo. ‘Buongiorno… Eloisa.’ Mani dietro la schiena, occhi bassi. ‘Hai imparato.’ Una voce maschile: ‘Hai ragione, amore, è perfetta per noi.’ Marco, suo marito, emerse. Alto, capelli sale e pepe, sorriso da predatore.
L’Esplosione di Piacere sul Ponte Privato
Mi offrirono un lavoro nel loro impero: hotel 5 stelle, yacht privati. ‘E vivi qui.’ Prosecco ghiacciato, bollicine che pizzicavano la lingua, drappeggi in lino egiziano. Le sue unghie sul mio viso, lui che sfiora la coscia. ‘Sei bagnata, vero?’ annuii, tremando. Mi portarono sul loro yacht ormeggiato lì sotto, tramonto fuoco sul mare.
Sul ponte, champagne in calici di cristallo, il sole scottava la pelle. Eloisa mi ordinò: ‘Spogliati, piano.’ Le mani tremavano slacciando l’abito, mutandine zuppe. Nuda, capezzoli turgidi al vento salmastro. Marco mi legò i polsi con seta morbida, appesi a un corrimano. ‘Apri la bocca.’ Il suo cazzo duro, venoso, mi riempì la gola. Succhiavo avida, saliva che colava, ‘Brava troia, ingoia tutto.’ Eloisa dietro, dita nella fica fradicia, ‘Sei una fontana, puttanella.’ Mi scopò con un vibratore enorme, clitoride gonfio pulsava. ‘Urla per noi!’
Marco mi prese la fica, cazzo che entrava profondo, ‘Stretta come una vergine.’ La sbatteva forte, palle che schiaffeggiavano il culo. Io gridavo, ‘Più forte, padrone!’ Eloisa sul mio viso, fica depilata che stillava miele, la leccavo furiosa, lingua nel suo buco stretto. ‘Lecca il mio culo ora!’ Orgasmò schizzandomi in bocca, salato dolce. Marco mi riempì di sborra calda, traboccava dalle labbra della fica. Crollai, tremante, multiorgasmo che mi scuoteva.
Dopo, avvolti in accappatoi di cachemire, yacht che cullava sulle onde. Prosecco fresco, sigari cubani. ‘Sei nostra ora, privilegio elite.’ Mi sentivo regina, sazia, corpo dolorante ma beato. Lusso puro, potere che mi aveva scopata l’anima. Tornerò, sempre.