La Mia Vendita Sensuale su uno Yacht di Lusso in Mediterraneo
Ero stanca di quella vita misera con quel cretino di Roberto, sempre a litigare per un niente in quella fiera dozzinale. Lui mi diceva che non valevo niente, che non mi sarei mai venduta. Io, infuriata, mi misi un cartello al collo: ‘Venduta a 100 euro’. E lui rise. Poi arrivò lui, Carlo, alto, elegante, con un abito su misura che odorava di Creed Aventus, quel profumo legnoso e potente che mi fece girare la testa. ‘Affare fatto’, disse con voce profonda, porgendomi il biglietto. La sua mano grande avvolse la mia, e sparimmo nella folla.
Mi portò via in limousine, poi jet privato verso la Costiera Amalfitana. Atterrammo su uno yacht da sogno, 50 metri, ancorato al largo di Capri. L’aria salmastra, il sole che scottava la pelle, Prosecco ghiacciato in flûte di cristallo. ‘Benvenuta nel mio mondo, Varina’, mi disse, versandomi il nettare frizzante, dolce come il suo sorriso. La villa sul ponte superiore, drappeggi in seta, letti in lino egiziano morbidi come una carezza. Lui, potente imprenditore, mi guardava con occhi famelici. Indossavo un vestitino bianco attillato che lui mi aveva comprato, tacchi Louboutin che cliccavano sul teak lucidato. ‘Ti ho comprata, ma ti libererò dal tuo inferno’, sussurrò, sfiorandomi il collo. Sentivo il calore salire, i capezzoli indurirsi sotto il tessuto sottile. La sua mano scivolò sulla mia coscia, l’odore del suo dopobarba mi inebriava. Esitai, ‘Ma… davvero mi vuoi così?’, balbettai. ‘Sì, e ti farò mia stasera’, rispose, baciandomi piano, la lingua che sfiorava la mia.
L’Arrivo nel Mondo del Desiderio
Sotto le stelle, sul ponte, il lusso si fece carne. Mi spogliò lento, baciando ogni centimetro. ‘Sei perfetta’, mormorò, le mani sui miei seni pieni, pizzicando i capezzoli duri. Mi sdraiai sui cuscini di velluto, il mare che cullava lo yacht. La sua bocca scese, leccandomi il collo, i seni, il ventre. Arrivò alla mia fica bagnata, già gonfia di desiderio. ‘Oddio, sì…’, gemetti quando la lingua entrò, succhiando il clitoride turgido. Leccava vorace, dita dentro di me, curvate sul punto G. Venni forte, urlando, il corpo inarcato, il sapore salato del sudore misto al mare. Lui si alzò, il cazzo enorme, venoso, duro come marmo. ‘Prendilo’, ordinò. Lo presi in bocca, succhiando la cappella gonfia, la lingua sul frenulo, ingoiandolo fino in gola. Gocce di pre-sborra salate. Mi girò, mi mise a pecorina, il suo corpo potente contro il mio. Entrò piano, riempiendomi, poi scopò forte, il cazzo che sbatteva in fondo, palle che schioccavano sul mio culo. ‘Cazzo, sei strettissima!’, grugnì. Io gridavo, ‘Più forte, scopami!’. Cambiammo, cavalcandolo, la fica che lo stringeva, succhiando ogni vena. Venne dentro, sborra calda che mi riempì, colando fuori. Continuammo, lui mi leccò pulita, poi di nuovo, missionario, sudati, persi.
Dopo, tra le lenzuola di lino fresco, corpi appiccicosi, Prosecco tiepido sulle labbra. Il suo braccio intorno a me, il mare calmo. ‘Questa è la tua nuova vita, amore mio’, disse. Mi sentivo privilegiata, una dea tra i potenti. Quel cazzo mi aveva marchiata, il lusso amplificato ogni gemito. Nessun rimpianto per Roberto, solo ebbrezza. Domani, la sua villa in Toscana. Ho vissuto l’eccezionale, e lo rivivrò.